I nuovi driver di valore nel Supply Chain Management globale
SUPPLY CHAIN MANAGEMENT TRA GEOPOLITICA E NUOVI RISCHI OPERATIVI
Tensioni geopolitiche, protezionismo, volatilità dei mercati e interruzioni delle rotte marittime hanno dimostrato che non è più sufficiente organizzare approvvigionamenti e trasporti secondo una logica di puro contenimento dei costi; governare la supply chain è diventato un fattore determinante per la competitività delle imprese.
Occorre costruire filiere capaci di reagire agli shock, diversificare fornitori e mercati, garantire la continuità produttiva e proteggere i margini. La logistica assume così una funzione strategica, perché incide sulla capacità di rispettare i tempi di consegna, mantenere gli impegni con i clienti e cogliere nuove opportunità commerciali.
Su questi temi si concentra uno studio realizzato a inizio 2026 da SRM e Contship che analizza le scelte logistiche di 400 imprese manifatturiere di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna attive nei traffici marittimi di import-export. Dallo studio emerge che il 43% delle aziende ha già riscontrato effetti delle tensioni geopolitiche sulla propria logistica, confermando che il rischio internazionale è ormai una variabile operativa da integrare nelle decisioni industriali e finanziarie.
DIGITALIZZAZIONE E AI: DALLA VISIBILITÀ DELLA FILIERA ALLA QUALITÀ DELLE DECISIONI
La digitalizzazione è il presupposto per rendere la supply chain visibile, misurabile e governabile. Integrare i dati su ordini, produzione, magazzini e trasporti consente di anticipare le criticità, ridurre le inefficienze e assumere decisioni più rapide. Il 53% delle imprese a campione si considera molto o completamente digitalizzato, il 62% prevede di aumentare gli investimenti digitali nei prossimi cinque anni e il 28% destina già oltre il 5% del fatturato a queste tecnologie. Restano però ostacoli rilevanti, come resistenza al cambiamento, budget limitati e carenza di competenze interne.
L’ AI segna il passaggio successivo: da una filiera che raccoglie dati a una supply chain capace di interpretarli e supportare le decisioni. Le applicazioni spaziano dalla previsione della domanda all’ottimizzazione di scorte e rotte, fino al monitoraggio dei fornitori e all’individuazione preventiva dei rischi.
Lo studio evidenzia un’accelerazione netta: le imprese analizzate che hanno già introdotto l’AI o ne stanno valutando l’adozione sono passate dal 19% nel 2024 al 51% nel 2025. Il 68% prevede inoltre di mantenere o rafforzare gli investimenti, oppure ne sta valutando l’incremento. I benefici attesi riguardano numerose funzioni aziendali, dalla produzione al marketing, dalla ricerca e sviluppo alla gestione della supply chain.
SUPPLY CHAIN RISK INTELLIGENCE: ANTICIPARE I RISCHI CON I DATI
Particolarmente significativo è il ricorso ai sistemi di Supply Chain Risk Intelligence, utilizzati o testati dal 32% delle imprese a campione, rispetto al 15% del 2024. Questi strumenti permettono di incrociare dati logistici, informazioni sui mercati e segnali geopolitici per anticipare interruzioni, ritardi e criticità negli approvvigionamenti. Il 46% delle aziende ritiene infatti che l’AI avrà un impatto positivo sulla logistica, soprattutto in termini di miglioramento delle prestazioni.
La vera sfida è trasformare la sperimentazione in risultati misurabili. Per generare valore, l’AI deve essere integrata nei processi, alimentata da dati affidabili e accompagnata da competenze adeguate. Interoperabilità, cybersecurity, formazione e revisione organizzativa sono quindi condizioni essenziali perché la tecnologia si traduca in maggiore produttività, resilienza e crescita.
TRASPORTO INTERMODALE E GREEN SUPPLY CHAIN: SOSTENIBILITÀ ED EFFICIENZA
La sostenibilità delle supply chain non può essere separata dall’efficienza economica. Ridurre emissioni, consumi e percorrenze improduttive significa anche contenere i costi, migliorare l’affidabilità dei flussi e limitare l’esposizione alla volatilità energetica e regolatoria.
In questa prospettiva, l’intermodalità rappresenta una leva importante, ma ancora poco utilizzata. In media, tra il 2019 e il 2025, solo l’11% delle imprese intervistate ha utilizzato il trasporto combinato strada-ferrovia nei collegamenti tra azienda e porto. Nei prossimi due anni, tuttavia, il 21% prevede o sta valutando di aumentarne l’impiego. Per valorizzarne il potenziale servono collegamenti affidabili, terminal efficienti, integrazione digitale tra gli operatori e servizi competitivi nei tempi e nei costi.
INVESTIMENTI E FINANZA PER LA TRASFORMAZIONE DELLE FILIERE
La trasformazione delle supply chain richiede quindi programmi articolati, che comprendono piattaforme digitali, automazione, infrastrutture logistiche, cybersecurity, efficientamento energetico e soluzioni intermodali. Per le imprese di maggiore dimensione, il punto non è finanziare una singola tecnologia, ma realizzare piani industriali capaci di integrare innovazione, sostenibilità e crescita.
In questo quadro, la finanza può accompagnare progetti complessi e di lungo periodo, contribuendo a trasformare iniziative tecnologiche o ambientali isolate in investimenti coerenti, misurabili e inseriti in una chiara strategia di sviluppo.
IL VANTAGGIO COMPETITIVO APPARTIENE ALLE FILIERE CONNESSE
Il vantaggio competitivo apparterrà sempre più alle imprese capaci di costruire supply chain connesse, intelligenti e sostenibili, integrando dati, tecnologie, infrastrutture e competenze per anticipare i cambiamenti e cogliere nuove opportunità di mercato.
Innovazione digitale, AI e sostenibilità non sono percorsi separati, ma componenti di un’unica strategia industriale. La supply chain diventa così un indicatore concreto della qualità dell’impresa: misura la sua capacità di innovare, assumere decisioni solide e competere nel lungo periodo.
FONTE Indagine imprese manifatturiere Corridoi ed efficienza logistica dei territori 2026, a cura di SRM e Contship
F.A.Q.
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