Geopolitica e mercati globali: la logistica come leva per la crescita e la competitività delle imprese
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Geopolitica e mercati globali: la logistica come leva per la crescita e la competitività delle imprese
Geopolitica e mercati globali: la logistica come leva per la crescita e la competitività delle imprese
In questo podcast, Olimpia Ferrara, Economista di SRM, commenta come in un contesto globale instabile la competitività delle imprese dipenda sempre più dal controllo dei flussi commerciali, delle rotte e delle catene logistiche. Questa sfida si gioca nella dimensione globale ma anche in quella regionale.
Podcast - trascrizione completa
Sono Olimpia Ferrara, economista di SRM, Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. In questo episodio vi parlo di
Geopolitica e mercati globali: la logistica come leva per la crescita e la competitività delle imprese
Oggi la competitività delle imprese sta cambiando forma: non dipende solo dalla capacità di competere, ma sempre più dal controllo dei flussi commerciali, delle rotte e delle catene logistiche in un contesto globale instabile.
In questo scenario, la logistica assume una funzione centrale, rappresentando circa il 12% del PIL globale. Le infrastrutture logistiche – fisiche e digitali – costituiscono infatti l’ossatura degli scambi internazionali: circa il 90% del commercio mondiale in volume avviene via mare, mentre il 95% dei cavi per le comunicazioni digitali corre sui fondali marini.
Si tratta di un settore ad alta intensità di capitale, dinamico e capace di attrarre investimenti e operatori globali.
Tuttavia, queste reti sono oggi sempre più esposte ai rischi geopolitici. Le tensioni in aree strategiche come il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz stanno modificando gli equilibri del commercio internazionale. Emblematico è il caso del Canale di Suez, che negli ultimi due anni ha registrato un calo dei transiti di circa il 50%. Parallelamente, i principali porti container del Mediterraneo hanno aumentato la movimentazione del 6% in un anno (72 milioni di container).
Questa contrapposizione descrive bene la nuova fase della globalizzazione: non una contrazione degli scambi, ma una loro redistribuzione lungo nuove direttrici. Le imprese e i grandi operatori logistici stanno reagendo sviluppando rotte alternative.
Accanto alla dimensione globale, si rafforza anche quella regionale, con una crescente importanza dei traffici intra-mediterranei. Il Mediterraneo rappresenta oggi tra il 12% e il 20% del traffico marittimo mondiale e il trasporto marittimo a corto raggio (SSS-Short Sea Shipping) assume un ruolo sempre più rilevante nelle catene distributive europee.
In tale contesto, l’Italia assume una posizione strategica (1° per SSS nell’UE27). Grazie anche alla propria collocazione geografica, il Paese rappresenta un nodo naturale di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Nel 2025 i porti italiani hanno movimentato oltre mezzo miliardo di tonnellate di merci (+ 3,5%).
L’Italia è inoltre settima al mondo per export di beni e la sua competitività dipende in misura crescente dall’efficienza delle infrastrutture logistiche.
Oggi la competizione si gioca soprattutto sulla qualità delle connessioni: tempi, affidabilità, integrazione modale e adattamento agli shock geopolitici. In tal senso l’intermodalità ovvero l’integrazione tra differenti modalità di trasporto, è un fattore importante per la fluidità dei traffici.
Per l’Italia questa sfida è particolarmente rilevante. Da una survey SRM emerge che il ricorso al trasporto ferroviario delle merci si attesta intorno all’11,6%, contro il 16% della media UE27. Tuttavia, in alcuni scali l’intermodalità è già una componente centrale del sistema logistico, con quote pari al 54% a Trieste e al 28% a La Spezia, dimostrando come essa sia un fattore concorrenziale chiave.
In questa direzione si inseriscono anche le politiche pubbliche. Il Documento di Finanza Pubblica prevede oltre 1,7 miliardi di euro di investimenti per il potenziamento dell’ultimo miglio stradale e ferroviario nei porti, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità e fluidificare l’attività nelle supply chain.
In conclusione, la sfida non è soltanto infrastrutturale, ma sistemica. In un contesto segnato da instabilità geopolitica e ridefinizione delle rotte, la capacità intermodale rappresenta la vera leva per rafforzare la connettività del sistema produttivo nazionale.
F.A.Q.
F.A.Q.
Perché la logistica è così importante per la competitività delle imprese?
La logistica rappresenta circa il 12% del PIL globale e costituisce l'ossatura degli scambi internazionali. Il controllo dei flussi commerciali, delle rotte marittime e delle catene logistiche è oggi un fattore determinante per competere sui mercati globali e regionali.
Come sta cambiando il commercio marittimo globale?
Le tensioni geopolitiche nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz stanno ridisegnando le rotte internazionali. Il Canale di Suez ha registrato un calo dei transiti del 50% negli ultimi due anni, mentre i porti container del Mediterraneo hanno aumentato la movimentazione del 6%.
Qual è il ruolo dell'Italia nella logistica europea?
L'Italia è prima nell’UE27 per Short Sea Shipping (SSS) e settima al mondo per export di beni. Grazie alla posizione geografica, i porti italiani hanno movimentato oltre mezzo miliardo di tonnellate nel 2025, con una crescita del 3,5%.
Cos'è l'intermodalità e perché è importante?
L'intermodalità è l'integrazione tra diverse modalità di trasporto (mare, ferro, strada). È un fattore chiave per la fluidità dei traffici: porti come Trieste (54% dei flussi container mare-ferro) e La Spezia (28%) dimostrano come l'intermodalità possa diventare un vantaggio competitivo reale.