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Data center nello spazio

Intelligenza artificiale e space economy ridisegnano l'infrastruttura digitale
07.09.2026
tempo di lettura: 9 min

La space economy sta attraversando una trasformazione profonda. Da settore incentrato su lanci, satelliti e connettività, per decenni dominato da agenzie governative e grandi contractor della difesa, si sta evolvendo sotto la spinta di capitali privati e di una domanda tecnologica in forte crescita.
Un ruolo centrale è giocato dall’intelligenza artificiale (IA): i modelli IA che stanno cambiando il modo in cui lavoriamo e interagiamo con contenuti, dati e strumenti digitali richiedono una capacità di calcolo sempre maggiore, oggi concentrata nei data center terrestri.  È qui che entra in gioco la space economy, con la possibilità di portare parte di questa capacità di calcolo nello spazio.

Fino a poco tempo fa, i satelliti erano oggetti costosi e progettati per missioni specifiche: più simili a strumenti specializzati che a una rete su cui costruire un’infrastruttura. Starlink ha iniziato a cambiare questa percezione, dimostrando che una costellazione di migliaia di satelliti può erogare un servizio continuo su scala planetaria. I data center orbitali potrebbero compiere il passo successivo: non si tratta più di trasmettere segnali, ma di ospitare ed operare in orbita i modelli IA che oggi abitano i server a terra.

Quando l’intelligenza artificiale potrà risiedere nello spazio, le orbite terrestri diventeranno a tutti gli effetti un nuovo livello dell’infrastruttura digitale globale, al pari delle reti stradali o della fibra ottica. Una trasformazione che si innesta sulle dinamiche già in atto nel settore dei data center, estendendo l’infrastruttura di calcolo oltre l’atmosfera.

 


INTELLIGENZA ARTIFICIALE E DATA CENTER TERRESTRI: UNA PRESSIONE CRESCENTE SULL'INFRASTRUTTURA

 

La crescente domanda di potenza di calcolo generata dall' IA sta mettendo sotto pressione le infrastrutture terrestri.

Il vincolo non è solo ambientale: è anche geografico e geopolitico. L'energia necessaria al calcolo dipende da catene di approvvigionamento concentrate e da mercati energetici esposti a tensioni internazionali. Quando l'instabilità in aree strategiche per il transito di risorse energetiche si traduce in volatilità dei costi operativi, la diversificazione delle fonti e delle infrastrutture diventa una priorità strategica, non solo ambientale, ma di resilienza.
 


LE ORBITE TERRESTRI COME NUOVA FRONTIERA DIGITALE


In questo scenario, i data center nello spazio, satelliti in orbita intorno alla Terra progettati per ospitare ed elaborare dati, stanno emergendo come possibile evoluzione infrastrutturale: non un’ alternativa destinata a sostituire i data center a terra, ma un livello aggiuntivo capace di estenderne le capacità, alleggerirne i carichi e aumentarne la resilienza. Un approccio complementare e non competitivo.



Vantaggi tecnici dei data center orbitali: energia e raffreddamento


L'ambiente spaziale offre condizioni favorevoli al calcolo intensivo. In orbita, i pannelli solari possono generare fino a otto volte più energia rispetto a installazioni terrestri, grazie all'assenza di atmosfera e cicli giorno-notte. Il vuoto consente il raffreddamento passivo dei sistemi, eliminando la dipendenza dall'acqua, una delle risorse più critiche per i data center convenzionali.



Costi di accesso allo spazio: l'evoluzione economica che rende il modello sostenibile

L'elemento chiave dell'equazione economica è il costo di accesso allo spazio. In quindici anni, il costo per chilogrammo in orbita bassa è sceso da oltre 50.000 dollari a circa 1.500 grazie ai vettori riutilizzabili1. Con i lanciatori di nuova generazione potrebbe scendere sotto i 200 dollari per chilogrammo entro la metà del prossimo decennio2. A quel livello di prezzo, il costo di lancio ripartito sugli anni di vita operativa del satellite diventerebbe comparabile alla spesa energetica annua sostenuta da un data center terrestre per alimentare una capacità di calcolo equivalente2.

DALL'ELABORAZIONE A TERRA AL CALCOLO ORBITALE: IL CAMBIO DI PARADIGMA PER I DATA CENTER


La prospettiva è un'infrastruttura ibrida, distribuita tra superficie e orbita, che introduce un nuovo livello di sovranità digitale: la capacità di elaborare dati al di fuori dei confini nazionali e delle tensioni geopolitiche terrestri, riducendo la dipendenza da catene di approvvigionamento sempre più frammentate.



Il mercato dei data center orbitali: dimensioni e proiezioni al 2035

Il mercato dei data center orbitali, oggi in fase iniziale, è stimato a circa 1,8 miliardi di dollari entro il 2029, con proiezioni fino a 39 miliardi entro il 20353.



IA per l’esplorazione dello spazio profondo


Una logica simile si estende all’esplorazione umana dello spazio profondo. I segnali di comunicazione tra la Terra e Marte impiegano minuti: controllare robot in tempo reale dalla Terra diventa una sfida. Portare nello spazio capacità IA, su satelliti in orbita marziana, significa consentire a quei sistemi di operare in autonomia senza attendere comandi dalla Terra. È così che l’intelligenza artificiale rende l’esplorazione umana dello spazio più sicura, meno costosa e realizzabile su scale altrimenti impossibili.

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SPACE ECONOMY E MERCATI DEI CAPITALI: IL RUOLO DELLA FINANZA NELL'ECONOMIA DELLO SPAZIO

Lo sviluppo dei data center orbitali potrebbe dare vita a una nuova asset class infrastrutturale, creando un punto di incontro tra space economy e mercati dei capitali. La loro realizzazione aprirebbe il settore spaziale a forme di investimento tipiche dei real assets e delle grandi infrastrutture terrestri, ampliando significativamente la platea dei potenziali investitori.





Portare queste infrastrutture dalla fase progettuale alla realtà richiederà investimenti significativi e una forte integrazione tra competenze tecnologiche, industriali e finanziarie, dai lanciatori ai sistemi di comunicazione ottica, dall’hardware spaziale alle piattaforme cloud — ambiti al centro del report sulla Space Logistics di Intesa Sanpaolo Innovation Center. È in questo contesto che il ruolo degli intermediari finanziari specializzati diventa determinante: non solo per mobilitare capitali, ma per accompagnare lungo l’intera catena del valore i soggetti che questa infrastruttura la stanno costruendo.

La Divisione IMI Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo è partner di numerosi attori internazionali nel settore spaziale e satellitare, supportandoli nei percorsi di investimento e sviluppo.

FONTI

1  Jones, H. (2018, July). The recent large reduction in space launch cost. 48th International Conference on Environmental Systems

2  Beals, T. (2025). Exploring a space-based scalable AI infrastructure system design.

3  BIS Research, Febbraio 2026

4  Acket-Goemaere, A., Brukardt, R., Klempner, J., Sierra, A., & Stokes, B. (2024). Space: The $1.8 trillion opportunity for global economic growth. McKinsey & Company,


F.A.Q.

I data center sono infrastrutture fisiche che ospitano server, sistemi di archiviazione e apparecchiature di rete utilizzate per elaborare, gestire e distribuire dati su larga scala. Sono il substrato fisico dell'economia digitale: vi risiedono i servizi cloud, le piattaforme di streaming, i sistemi bancari e i modelli di intelligenza artificiale. Il loro funzionamento richiede grandi quantità di energia elettrica e acqua per il raffreddamento dei server.

I data center nello spazio sono infrastrutture di calcolo collocate in orbita terrestre, progettate per elaborare dati direttamente nello spazio con un focus specifico sull'inferenza di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Non si tratta di oggetti isolati: l'architettura prevista è quella di una costellazione di satelliti che operano in modo coordinato, replicando in orbita la logica distribuita dei datacenter terrestri. Un approccio che consente scalabilità progressiva della capacità di calcolo, in modo analogo a come le reti in fibra hanno espanso la connettività globale. Rappresentano un livello aggiuntivo e complementare rispetto all'infrastruttura di calcolo a terra, non una sua sostituzione.

La space economy — o economia dello spazio — comprende l'insieme delle attività economiche legate all'esplorazione, all'utilizzo e alla commercializzazione dello spazio. Include lo sviluppo di lanciatori, satelliti, sistemi di osservazione terrestre, telecomunicazioni spaziali e, più recentemente, le infrastrutture di calcolo in orbita. Secondo le stime più recenti, il mercato globale della space economy ha già superato i 600 miliardi di dollari4.

I data center in orbita sono energeticamente autosufficienti: a differenza delle infrastrutture terrestri, non richiedono combustibili, impianti fotovoltaici a terra o pale eoliche per approvvigionarsi di energia. La captano tramite pannelli solari fissati al satellite direttamente nello spazio, in modo continuo e senza le inefficienze legate all'atmosfera o ai cicli giorno-notte. Lo stesso principio si applica al raffreddamento: il vuoto spaziale consente la dissipazione termica passiva, eliminando la dipendenza dall'acqua — una delle risorse più critiche e contestate nella gestione dei datacenter convenzionali. A questi vantaggi si aggiunge la ridondanza geografica e la resilienza rispetto a vincoli geopolitici ed energetici terrestri.

In quindici anni, il costo al kg per portare carichi in orbita bassa è sceso da oltre 50.000 dollari a circa 1.500 dollari con i vettori riutilizzabili attuali1. Con i lanciatori di nuova generazione, tale costo potrebbe scendere sotto i 200 dollari per chilogrammo2 entro la metà del prossimo decennio, rendendo progressivamente sostenibile il trade-off economico tra costo di lancio e risparmio energetico.

Secondo BIS Research (febbraio 2026), il mercato dei data center orbitali è stimato a circa 1,8 miliardi di dollari entro il 2029, con proiezioni di crescita fino a 39 miliardi di dollari entro il 2035. Si tratta di un settore ancora in fase iniziale, ma con traiettorie di sviluppo significative legate alla convergenza tra domanda di calcolo IA e riduzione dei costi di accesso allo spazio.

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